"Leggerezza ed Esattezza"
di Grazia Neri

Nel magico libro di Italo Calvino "Lezioni Americane" ci sono due capitoli che mi hanno lungamente affascinato: "Leggerezza" ed "Esatttezza". Le fotografie di Marco Anelli mi riportano a questi due sostantivi e alle definizioni che ne dà Calvino: Leggerezza. "Cosa intendo per "Leggerezza". La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l'abbandono al caso. Paul Valery ha detto "Il faut etre leger comme l'oiseau, et non comme la plume".
Esattezza. "Un disegno dell'opera ben definito e ben calcolato. L'evocazione di immagini visuali nitide, incisive, memorabili…Un linguaggio il più preciso possibile come resa e come sfumatura del pensiero e dell'immaginazione. E ancora Paul Valery parlando di poesia (così simile alla fotografia artistica) "la poesia come tensione verso l'esattezza".
Nel 1999 un amico che lavora da Amilcare Pizzi alla Silvana Editore mi regalò alcuni libri di fotografia. Tra questi: "L'Ombra e La Luce nella Basilica di San Pietro". Ognuno ha il suo "luogo" preferito per vedere le foto. Per me sono i libri. Guardando questo libro con i tempi lunghi rimasi incantata dalla luce utilizzata dal fotografo e più le guardavo e più mi sembrava di sprofondare dentro le immagini. Contattai Marco Anelli e inizio una collaborazione straordinariamente ricca e una vera amicizia.
Sono agente di fotografi e come nascono le relazioni tra fotografi e agenti è sicuramente qualcosa di non definibile ma appartiene alla categoria delle "affinità elettive". Amo la luce del bianco e nero di Anelli. Ma perchè l'ho amata così tanto da volerlo assolutamente incontrare? Forse perchè nelle immagini di ogni fotografo legato alla ricerca artistica o alla documentazione fotogiornalistica si riflette sempre l'essenza e lo spirito del fotografo stesso. Non a caso capita di incontrare fotografi con i quali si è lavorato per anni, senza mai incontrarli, e dialogare con loro come se li si conoscesse da tempo. E accanto alla luce c'era anche un contenuto da esplorare.
Marco si appropria della materia stessa della fotografia (luce, camera, carta, stampa) e la usa per una ricerca costante. E da una luce ne nasce un'altra. Pizzi è un ottimo stampatore ma con le foto di Anelli il libro aveva una perfezione straordinaria. Non a caso, come vedrete nella biografia, il fotografo ha studiato il bianco e nero e la stampa in bianco e nero a Parigi.
Le esperienze lavorative con Marco sono state tante belle avventure sempre avvolte nel carattere particolare di Marco persona estremamente discreta, abbastanza chiusa in se stessa pur essendo rivolto all'altro con perspicacia, generosità e attenzione, assai cauta nell'accettare un lavoro, un vero solitario nel discutere, accettare e svolgere un progetto.
Di Marco sul piano contenutistico mi hanno incantato l'amore per la natura (spero che il progetto "Di Te" continui all'infinito), il virtuosismo nel fotografare la scultura (sfida difficilissima : la scultura è tridimensionale, la fotografia bidimensionale), l'abilità dello story-teller manifestata nel progetto 2003 di P Zero (un viaggio non muovendosi da una campagna, come un racconto minimalista simile a "Un coeur simple" di Flaubert).
La proposta di fotografare i Master di Tennis sponsorizzati da Telecom ha dato origine a questo libro e alla mostra. Dopo il lavoro sul calcio, l'idea di continuare una serie sullo sport è stata geniale.
Legando il passato al presente in queste fotografie Marco ristabilisce il valore etico dello sport celebrandone bellezza e fascino. Aprendo il servizio con la panoramica del Foro Italico dominato dalle statue, sembra condurle verso di noi e ne ha mostrato la staticità accostandole ai visi dei tennisti tesi nello sforzo. I particolari segnalano la plasticità dei movimenti. Passato e presente si fondono negli accostamenti. Il bianco e nero sembra fissare i visi dei giocatori attuali nell'eternità raccontata dai visi delle statue.
Non aggiungo parole sulla capacità compositiva di Marco ma voglio richiamare l'attenzione sulla sua creatività. Essa si dispiega ogni volta con un rito.
Prima un dubbio sul lavoro, poi il silenzio e la riflessione, e infine si manifesta libera e sempre nuova. Spariscono le lezioni dei maestri così tanto amati (mostre e libri dei suoi miti) e Marco, solo davanti al suo soggetto, cerca di superarli avendo come guida luce e composizione. La storia che dirà è già dentro di lui.


 

 

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